LIVE WINE 2018: 4 STORIE DI VINI VERI

È solo la nostra seconda partecipazione a Live Wine e abbiamo già raddoppiato i giorni di permanenza dentro le mura del Palazzo del Ghiaccio; dalla giornata singola dell’anno passato al bis di quest’anno. (Giusto per essere certi di non perderci nulla di buono!).

Al di là di assaggi sempre curiosi e contemporanei e la possibilità di interfacciarsi con realtà che svalicano i confini italiani, la cosa che sempre ci affascina di questo genere di fiere è il dialogo a cuore e bicchiere aperto che si genera con i produttori, sempre pronti a raccontare il loro personale metodo di vinificazione, la storia della loro rinuncia alla denominazione, il coraggio di aver cambiato vita da un giorno all’altro. E una situazione – per numeri e architettura – come il Live Wine è ideale per vivere tutto ciò.

JEAN-CLAUDE BUECHER – Un francese effervescente

7 ettari a Colmar, 3 terreni differenti (granito, marna e calcare) e una famiglia a portare avanti l’azienda dal 1979: papà, mamma e il figlio Franck, unico portavoce in trasferta qui a Milano. Per nulla spigoloso, a tratti divertente e totalmente energico e simpatico (che per un francese…) ci presenta i suoi Crémant d’Alsace di taglio moderno alternando la sua lingua madre all’inglese e qualche parola in italiano (la più ripetuta? “Io cerco l’amore!”, consigliata da qualche amico vignaiolo italiano da cui è stato ospite in passato!). Solo extra brut, tutti millesimati, minimo 24 mesi di affinamento sui lieviti: tutto risponde alla volontà di lasciare il più possibile intatta la naturalità dell’uva.
Super beverini ma strutturati, spiliati come chi li fa e freschi come l’aria che li avvolge!

* Non meno importante, sono distribuiti in Italia da quei pazzi veneti di Venti10 che con simpatia e cultura trasmettono il “Vive la France” più sincero e autentico: quello del vino.


DANIELE RICCI
 Storia di un timorasso in anfora

Piemontese a-tipico e rivoluzionario (di quelli che oggi sbucano qua e là come il prezzemolo) dei Colli Tortonesi come a-tipic(issim)o è il suo vitigno del cuore: il Timorasso. Lui lo fa macerare per 100 giorni in anfore interrate facendosi più viticoltore sloveno che vecchio monferrino e non contento lo fa passare in legno di castagno. Il prodotto finale è di fatto un orange timorasso (chissà che ne pensa Walter?!) dai sentori netti, pungenti, agrumati e tondi. Ci vuole coraggio a fare di un’uva così di nicchia un vino così singolare e spinto ed è per questo che l’etichetta parla da sola “Io cammino da solo“: fuori da ogni costrizione, fuori dalle linee standard e anche un po’ fuori di testa.


DVA DUBY
– Al centro dell’Europa

Il nostro primo incontro con la Repubblica Ceca vinicola: che sorpresa! Dietro alla corporatura massiccia di Jiri Sebela circondato dietro al banchetto da moglie e figli, si celano vini longilinei e longevi, affusolati e burrosi. In particolare il Veltlinske Zelene, meglio conosciuto da noi altri come Gruner Veltliner, vinificato in maniera del tutto artigianale e affinato fino a due anni in botti di legno l’etichetta bianca e in cemento l’etichetta nera. Una di quelle scoperte che non ti aspettavi e che pare non abbia stupito soltanto noi visto che con grande dispiacere Jiri ci dice di aver esaurito le bottiglie in vendita. Una nuova meta enologica meno battuta e modaiola da programmare per le prossima vacanze?


Alavôtre
 Che sapore ha davvero il Sauvignon?

Allo stand di Dissociazioni Enologiche una chicca ci aspetta. La Sauvignonne 2015 di Laurent Lebled nella Loira è la risposta più positiva che ho abbiamo trovato in fiera alla volontà di toccare il meno possibile l’uva; solo in questo modo le peculiarità vere – e per troppo tempo celate sotto l’omologazione divagante dei lieviti selezionati – dei vitigni riescono ad emergere e a far emozionare naso e palato del fruitore. Nessuna pipì di gatto, nè tanto meno foglia di pomodoro e bosso, soltanto agrume, frutta matura, estate addosso. Il colore giallo ocra è dovuto alla macerazione carbonica in vasche di cemento con base in legno di castagno e alla non filtrazione che lascia sulla pancia della bottiglia un deposito simile a zucchero di canna. Ovviamente abbiamo comprato una bottiglia e una volta a casa abbiamo notato quanto si evolve nel bicchiere man mano che il tempo passa e in un attimo… è già finita!

VIVA il vino vero, quello che sa della terra da cui proviene, che parla delle mani che l’hanno prodotto e che.. non ti fa venire il mal di testa il giorno dopo!

Arrivederci al prossimo LIVE WINE!

 

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